Roberto, poco prima dell'abisso - Palude, in corso


"La ragazzina lo seguì per mano, Roberto la guardò, sentì il suo respiro farsi più peso, sentiva solo quello, il respiro e il cuore. Come se ogni suono scomparisse, come se ogni cosa fosse ovattata. Gli sembrava di essere sul fondo di un mare nerissimo, si immaginò quelle creature degli abissi che aveva visto in un documentario all'autogrill insieme a Teresio. Desiderò essere una di quelle cose, allungarsi a spirale, brillare nel buio oceanico, distendersi trasparente nel gelo abissale, galleggiare. Strattonò la ragazzina e lei gli sorrise, un sorriso che celava la paura, un sorriso di quelli di quando hai paura e il corpo sorride, come certe bestie, come dare la gola sperando di essere risparmiati."

I bambini di Palude




I ragazzini della palude hanno qualcosa che non va, la muffa deve aver preso il controllo del loro corpo, oppure un’alga gli deve essere entrata nel cervello. Quando parli con un ragazzino della palude non parli con un ragazzino normale, parli sicuramente con una cosa che gli si è depositata dentro, che gli è entrata dal naso e poi è strisciata fino a dietro gli occhi e ha iniziato a fare quello che gli pare.
I ragazzini della palude si vestono in dei modi strani, raccolgono le cose in terra a se le mettono addosso o anche in faccia, non si sa bene nemmeno come abbiano fatto a sopravvivere lì, che cosa mangino e cosa facciano.
Nessuno va mai alla palude e a nessuno interessa andarci, tranne a qualche pazzo o a quei tizi che delle volte passano di qua e fanno domande strane, poi li ritrovano persi e deliranti tutti coperti di fango e di schiuma.
I ragazzini della palude puzzano in un modo tremendo e quando qualcuno dei loro si sposta per andare in qualche altro posto, tipo non so; dai ragazzini della montagna o dai ragazzini dei campi, allora tutti si mettono dei fazzoletti in faccia o delle cose per non sentire l’odore e tutti si guardano l’un l’altro e alcuni ridono alle spalle dei ragazzini di palude ma ben attenti a non essere visti, anche se delle volte li chiamano cenciosi o puzzaterra.
Delle volte i ragazzini della palude fanno dei discorsi strani, si trovano bene con quelli dei campi, meno bene con quelli delle montagne, di sicuro non gli piace il castello, anche se in molti sospettano che abbiano un qualche tipo di legame col castello, io sinceramente non ne voglio sapere niente e fareste bene a non ficcarci il naso nemmeno voi.
Si dice che nella palude ci abitasse una strega o una vecchia o forse più vecchie o più streghe. Si dice che sia la vecchia o la strega o le vecchie ad aver cresciuto i ragazzini della palude, poi la vecchia è morta anche se qualcuno in giro dice che l’hanno ammazzata loro.
Non so se questa vecchia fosse buona o cattiva, tanti però si immaginano la vecchia trascinata via dai ragazzini della palude, la tirano per i capelli e poi la tirano per le gambe, la vecchia urla e anche se era cattiva alla maggior parte dei ragazzini dei monti e dei campi non sembra che se lo meriti.
Ai ragazzini dei boschi invece non importa, anzi non si sa se gli importa; dei ragazzini dei boschi sanno poco praticamente tutti, forse anche i ragazzini delle paludi, forse anche il castello non ne sa niente, il castello che se ne sta là in alto ad osservare la palude, i campi, le montagne, i boschi e poi tutta la vallata che si estende a perdita d’occhio, sterminata, dove come una foschia o una nebbia, dai prati gialli e verdi e neri si alza soltanto il silenzio.
I bambini si ritrovano insieme solo per un giorno speciale. È il giorno che i bambini del bosco iniziano a comparire tra gli alberi. Li vedi di notte, prima come luci lontane, poi come luci che da luci diventano bambini del bosco, vedi le loro maschere che si illuminano bagnate dalle torce che tengono in mano. Allora tutti i bambini: quelli della palude, quelli dei campi e quelli delle montagne, vanno verso la foresta, seguono le luci, camminando silenziosi nel buio del bosco.
I bambini del bosco formano una specie di corridoio, a volte sono molto distanti uno dall’altro, allora i bambini cercano di adattare gli occhi all’oscurità, cercano di scorgere la prossima torcia, una lingua di luce che pulsa tra i rami e le foglie.
Alla fine raggiungono il tempio, il tempio si erge nella foresta, si vede male, è buio, la sagoma del tempio emerge dall’oscurità come una tonalità più nera del nero, simile a quella delle ossa, come una cosa fatta di ossa nel buio.
Davanti al tempio i bambini camminano in fila, non dicono niente, tengono la testa china, i bambini del bosco ne fanno entrare pochi per volta.



Io sono un lupo, tu sei uno splendido cavallo bianco - Palude, in corso



Smettila dissi, smettila, lui ricominciò il suo gioco violento. Mi stringeva, mi teneva le mani, poi mi buttò in terra e io sentii male e mi sentii soffocare perché mi schiacciava con forza. Faceva dei versi, dei rumori come se fosse una bestia, lo faceva per farmi paura o perché forse mi odiava perché io lo avevo abbandonato, perché io ero scappato dal suo mondo e l'avevo lasciato solo.
Mi colpì nella pancia e fece come un ululato e non capivo se rideva o piangeva. Poi tirò fuori la lingua, mi strappò la maschera e iniziò a leccarmi la faccia.


Selenio - Palude, in corso




Gli altri bambini avevano paura di noi, lerò non eravamo dei bulli, io lo seguivo e lui ogni giorno veniva fuori con una cosa nuova. Gli piaceva bruciare le formiche, vederle uscire dal nido e bruciarle una ad una con una sigaretta accesa. Certe volte facevo scappare i gatti, prima che li vedesse perché non volevo pensare a cosa avrebbe potuto inventare e allo stesso tempo sapevo, che non mi sarei opposto. 
Aveva una forza. Una forza capisci? Una energia che certe persone hanno che forse gli viene da dentro o forse viene da fuori, o che è dentro e fuori, come se queste persone fossero uomini e lupi nello stesso momento.
Col tempo iniziò a diventare più strano. Mi immobilizzava e mi si metteva col ginocchio sullo stomaco fino quasi a soffocarmi. Altre volte mi strangolava e mentre mi strangolava tratteneva il respiro e io lo vedevo diventare rosso mentre cercavo di respirare, se mi ribellavo stringeva ancora più forte, quando finalmente mollava si buttava giù di schiena, rimanevamo lì sdraiati fianco a fianco, io affamato d'aria, lui che rideva ma aveva così poco ossigeno che rideva e tossiva e gorgogliava tutto insieme.
Un giorno eravamo da queste parti. Lui aveva arroventato un pezzo di ferro poi l'aveva stretto tra le mani e stringendo i denti aveva costretto anche me a stringerlo. Bruciava, era terribile, era come se il fuoco ti entrasse nella pelle e salisse fino all'avambraccio. Se devo pensare a qualcosa di cui poteva essere fatto Selenio ti dico che era fatto di fuoco, di fuoco e di notte.
Quel giorno, a un certo punto mi aggredì, lo capii subito che era una aggressione diversa dal solito. Mi saltò addosso e mi bloccò. Mi teneva fermo con la mano ustionata e mentre mi teneva vedevo il dolore nei suoi occhi. Non riuscivo a muovermi, non riuscivo a respirare. Mi mise il piede sulla mano bruciata e io urlai. Poi lo sentii addosso, vicinissimo. Fu a quel punto che mi baciò. Mise le labbra sulle mie e io sentii una cosa che non avevo mai provato. Poi con forza spinse la lingua dentro alla mia bocca, fino alla gola. Io non sapevo che fare, ricordo che il cuore mi batteva fortissimo, ricordo che mi veniva da piangere ma nel petto provavo una cosa che non capivo, che era bella e tremenda allo stesso tempo.

Luisa - Palude, in corso



Quella notte Teresio dormiva, delle volte apriva la bocca leggermente e sul naso gli si formava una bolla di moccio che poi esplodeva in un plop. Mugolava, si girava sul fianco, poi si girava ancora, ma dall'incontro con le vecchie sembrava star meglio. 
Roberto non arrivava e Luisa si ritrovò così da sola nell'auto. L'unica creatura sveglia immersa nel silenzio dell'acquitrino circondato dagli alberi, le lucciole che volavano intorno, come se lottassero contro il buio, come ricordi, cose che hai amato. 
Sentì una tremenda nostalgia salire su per la trachea per arrivare fino al condotto lacrimale, riempirle il naso. 
Si ricordò le facce dei nonni, si ricordò di quando Teresio catturava le lucciole e le lasciava dentro a un bicchiere. Il nonno le liberava la notte e ci metteva una moneta e allora la mattina Teresio correva a vedere, alzava il bicchiere e sorrideva, sorrideva come non l'aveva visto più sorridere, come non aveva sorriso mai. 
Si ricordò di quando il nonno era vivo, si ricordò sua madre, provò anche a ricordare suo padre ma vide solo una forma evanescente. Eppure è dentro di me, pensò. Si guardò le mani e pensò che quelle dovevano essere le sue mani.

Teresio incontra il ragazzino dai capelli neri - Palude, in corso

i ragazzi del fiume


Teresio uscì poco nei giorni che seguirono, la sua pelle diventò prima gialla, poi pallidissima.
Roberto lo portò a visitare da un medico ma non riuscirono a trovare niente di strano, l’uomo sembrava sconfitto, disse che ci sarebbero voluti altri esami, che era confuso.
Luisa disse che era un medico del cazzo e che ne avrebbe trovato uno lei. Non capivano che tipo di male affliggeva il ragazzino, dentro sé stesso, però, Teresio  lo sentiva. La ghiandola era ancora sporca, lo sporco lo aveva riempito, si era espanso, aveva infettato ogni cosa.

Dormì moltissimo e dentro ai suoi sogni vide spesso Mattia.
Lo vedeva nudo con il corpo affusolato bagnato dalla luce della notte. Lo incontrava nel bosco e in un altro posto con un pavimento ricoperto di stelle.
Delle volte il ragazzino era triste, altre volte era calmissimo. La morte doveva avergli dato una sua santità, i morti tendono all’ascesi e così Mattia era diventato santo.

Lo guidò in molti luoghi, camminarono insieme e allora Teresio vide di nuovo il cavallo bianco, lo vide correre per i boschi, poi tuffarsi nelle acque paludose della città, buttare giù la testa, incurvare la spina dorsale come un pesce e, in un movimento sinuoso, calare nelle profondità oscure e bagnate.
I boschi erano pieni di ragnatele, ragnatele spermatiche scintillanti e bianchissime, sugli alberi c’erano segni di artigli.

Un giorno, durante uno di quei sogni Teresio vide Mattia cambiare espressione.
Il ragazzino morto sembrava preoccupato, scosse la testa, poi la sua figura diafana iniziò a scomparire, una strana agitazione veloce gli saliva dentro,come si arrampicasse per la gola, gli occhi erano adesso carichi di una terribile urgenza, agitò i pugni contro il vento, divenne quasi invisibile.
Mentre Mattia spariva Teresio poteva vedere la terra e l'erba ricoprirsi di stelle. erano stelle sudicie e nere, stelle che brillavano di una luce purulenta come del pus scintillante.
Lontano, nel buio del bosco adesso c’era un ragazzo dai capelli neri, i capelli brillavano coperti di gelatina e gli cadevano sulla schiena, portava una giacca smanicata scura, aveva braccia forti e lunghe, la sua sigaretta brillava rossastra dentro al bosco ciondolandogli dalla bocca.
il ragazzino selvaggio lo guardò e sorrise, mostrando con una fila di denti aguzzi e precisi.


Gli fece ciao con la mano, in gesto lento, calcolato che pareva fendere il buio, sfiorarne i filamenti segreti. Fu  allora che Teresio si svegliò.

Appena prima di sanguinare - Palude, Estratto




Quando mio padre mi frusta io guardo l'orizzonte e all'orizzonte vedo Palude intera che si prostra ai nostri piedi. La frusta è un oggetto unico, speciale, mentre mi colpisce, mi chiedo chi l'abbia immaginata e a quale forza, a quale idea abbia attinto per pensarla. Quale fonte di idee può nascondere la frusta, in quali profondità la mente deve scendere per pensare questo schiocco sublime, il sibilo dell'aria che viene tranciata come carne, il dolore improvviso, l'impatto, il fuoco, l'arrossarsi lento del sangue come succo dell'anima che lentamente sale in superficie bagnandosi contro l'aria fredda.


È un insieme di sensazioni, un dolore perfetto, la pelle si prepara a ricevere il colpo, a volte basta il suono, il semplice suono a farti vibrare tutto il corpo dai denti alle palle. E allora mi chiedo chi l'ha immaginata? Dove? In quale sogno perverso e senza luce è stata afferrata quella forma, quell'utilizzo. E quale Dio può governare un mondo dove l'uomo si immerge negli abissi dell'intelletto e ne esce fuori grondante sangue con in mano una frusta schioccante?